CATALOGO ASTA 47
ASTA 47 - LIBRI, INCISIONI, DIPINTI ANTICHI - OGGETTI D'ARTE E DIPINTI XIX - XX SECOLO
19 MAGGIO 2011

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Salvator Rosa

Morte di Archimede


olio su tela
cm 215x158

entro cornice a cassettone in legno intagliato e dorato ad oro fino del XIX secolo

Di grande rilevanza per la ricostruzione del catalogo di Salvator Rosa pittore di figure, questo dipinto, segnalato da Riccardo Lattuada, costituisce un importante, nuovo, tassello nella produzione dell'artista negli anni Cinquanta, a ridosso dal suo trasferimento da Firenze a Roma.

Nel corso del decennio trascorso a Firenze (1641-1650), grazie al suo inserimento nella corte medicèa, alle numerose frequentazioni accademiche ed agli esercizi teatrali e letterari, il Rosa maturò uno stile ricercato e colto, dalle iconografie fortemente intellettuali, gradito al pubblico fiorentino, almeno nella sua elite più raffinata. In breve l'artista divenne specializzato in immagini di filosofi a mezzo busto tratti dalle iconografie napoletane del Ribera e dai testi classici di Diogene Laerzio, e in allegorie dal significato morale. Per Francesco Cordini, mercante fiorentino, il Rosa dipinse l'Allegoria della filosofia, oggi in collezione privata a Caldaro (BZ), intorno al 1648-'49. Quadro dai toni plumbei la Filosofia per il Cordini inaugura un nuovo tipo di dipinto di grandi dimensioni, dominato da poche figure disposte per lo più su un primo piano, tagliato a sinistra da un edificio, una colonna, una piramide o qualsiasi altro elemento che funga da quinta, e chiuso sul fondo da un cielo scuro, striato di nuvole grigie, di atmosfera decisamente lunare. Il genere della pittura a soggetto filosofico si era diffusa nel primo decennio del Seicento a Roma, e poi a Napoli, grazie alla produzione di artisti quali il Ribera, Pietro Testa e Nicolas Poussin. Nel 1650, ritornato definitivamente a Roma dopo il lungo soggiorno fiorentino, l'artista esordisce con una mostra pubblica al Pantheon ove espone il celebre Democrito oggi a Copenaghen, il ritratto di un filosofo immerso in meditazioni malinconiche in una selva notturna illuminata dalla luna e popolata di scheletri e rovine. Gradualmente, negli ultimi anni romani del Rosa, le iconografie dei filosofi cedettero il passo a soggetti tratti dalla storia romana come il Mario medita sulle rovine di Cartagine (Piacenza, Fondazione Horak, pubblicato in Salvator Rosa tra mito e magia, catalogo della mostra a cura di N. Spinosa et al., Napoli 2008, p. 139, n. 25), l'Attilio Regolo (Richmond) o il Belisario (Renishaw GB). Come il Democrito di Copenaghen, il Mario medita sulle rovine di Cartagine possiede una composizione semplificata, con una figura intera ed una quinta architettonica sulla sinistra, ed alcune rovine a terra che riconducono il dipinto ad una data prossima a quella del celebre Belisario di Renishaw Hall, ovvero non lontano neanche dal Democrito del 1651 e dalla coeva Parabola di San Matteo del Museo di Capodimonte (1651) (cfr. L. Salerno, Salvator Rosa, Roma 1963, p. 121). La morte di Archimede possiede la stessa impostazione del Democrito, del Belisairo, del Mario, e della Parabola di San Matteo, basata su piani paralleli molto semplificati, su quinte architettoniche e su un fondo scuro e plumbeo. Questi artifici servono a mettere in risalto la teatralità e l'esemplarità della scena, il suo aspetto tragico ed il suo significato altamente morale, secondo una visione che poco concede all'aspetto pittorico, stilistico, in virtù di una concentrazione tutta intellettuale sull'invenzione. La pennellata ancora memore dell'impasto del Ribera, sul volto di Archimede, sull'elmo del soldato, indica una data non lontana dal rientro a Roma da Firenze, così come il volto del centurione, versione ingigantita di qualche armigero delle grandi battaglie eseguite dall'artista tra Firenze e Roma (Battaglia eroica, Parigi Louvre, 1652). La posa sghemba del filosofo, in atto di tentare un impossibile balzo verso l'esterno del quadro, ricorda analoghe figure artificiose usate dal Rosa nel Giona esce dalla balena (già Sotheby's, 6 luglio 1988, n. 17, cfr. J. Scott, Salvator Rosa, his Life and Times, Londra 1995, p. 180, n. 191), o nelle Tentazioni di Sant?Antonio, Firenze, Uffizi.

Plutarco, nella Vita di Marcello (19.9), narra che un soldato si recò da Archimede per ordinargli di seguirlo da Marcello, tiranno di Siracusa, ma che Archimede chiese di poter prima finire il problema al quale stava lavorando. Adiratosi, il soldato lo uccise e, sempre secondo Plutarco, prima di morire lo scienziato disse: \"non rovinare, ti prego, questo disegno\". Il ritratto di Archimede era stato affrontato già da Jusepe de Ribera, nel celebre quadro oggi al Prado, che fissa l'iconografia del filosofo a mezzo busto intento nei suo calcoli matematici, dello stesso genere l'Archimede di Domenico Fetti oggi a Dresda raffigura lo scienziato mentre medita sulla raffigurazione del Cosmo. Ma il dipinto più prossimo a quello del Rosa è senz'altro la Morte di Archimede di Pier Francesco Mola, già in collezione Busiri Vici, opera eseguita tra il 1652 ed il 1656 e appartenuta a Cristina di Svezia. La grande familiarità di entrambi gli artisti con Niccolò Simonelli, cui il Mola dedicava una serie di disegni satirici tra cui l'Astronomo, portò il Rosa e il Mola ad incontrarsi precocemente nei primi anni Cinquanta, e a condividere frequentazioni e committenze nella Roma dei Pamphilij. In questo momento, intorno al 1652, i due pittori risultano guardarsi dappresso e Salvatore sembra voler arricchire la sua paletta dei colori caldi veneziani del collega, mentre il Mola si avvicina per tramite del napoletano, ai temi filosofici e letterari cari all'immaginario di Salvatore, come a quello del comune amico Simonelli, dando vita a iconografie originalissime come questa Morte di Aristotele.

Nel suo complesso il quadro di Salvator Rosa si presenta in discrete condizioni, con qualche caduta di colore sulla parte sinistra, soprattutto in basso, ed uno strato di sporcizia uniforme tipico delle vernici particolarmente grasse e dense da lui usate. Evidenti pentimenti sono riscontrabili nel braccio del soldato e nel drappo violaceo che doveva in un primo momento svolazzare intorno alla figura di Archimede in modo da conferire alla scena un movimento drammatico e decorativo aggiornato alla moda barocca romana del tempo.

Caterina Volpi

Stima

€ 100.000,00 - € 150.000,00

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Anna Cesare

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