CATALOGO ASTA 47
ASTA 47 - LIBRI, INCISIONI, DIPINTI ANTICHI - OGGETTI D'ARTE E DIPINTI XIX - XX SECOLO
19 MAGGIO 2011

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François de Nomé detto "Monsù Desiderio"

Capriccio con veduta di Piazza San Marco a Venezia


olio su tela
cm 55x78

Il dipinto, noto dal 1991 e pubblicato come anonimo (M.R. Nappi, François de Nomè e Didier Barra. Enigma Monsù Desiderio, Roma 1991, p. 305), ha subito, intorno al 1996, un intervento di restauro e di pulitura. Apparso oggi sul mercato, può attribuirsi a François de Nomè per la materia fine e ricca emersa dalla rimozione del pesante strato di vernice alterata e di alcune ridipinture.

Il colore gioca su gamme limitate, con tocchi chiari, addensati a definire figure e statue con una sigla che fin dagli anni Cinquanta è stata riconosciuta come il segno identificativo di de Nomè, la più creativa delle due personalità nascoste sotto lo pseudonimo di Monsù Desiderio.

L'invaso della piazza è ispirato ad una scena teatrale con edifici immaginati, rievocanti i palazzi veneziani e la basilica marciana. Secondo un modello replicato diverse volte, Venezia è oggetto di ricostruzione fantastica piuttosto che di descrizione realistica e solo la precisione nei particolari delle due colonne, del leone di San Marco e di San Teodoro, simboleggia la città lagunare. Il cerchio di figure al centro della Piazza, riportato alla luce dalla pulitura, rivela anche l'ipotesi di un soggetto non ben identificabile, il gruppo infatti assiste ad una cerimonia in cui un personaggio, (forse il Doge?) sembra conferire una benedizione o un'onorificenza ad un altro in atto di inchinarsi. La presenza di un soggetto, anche poco significativo, caratterizza sovente le prime vedute che solo nell'aspetto narrativo trovano la giustificazione per la raffigurazione delle città.

De Nomè soggiornò a lungo a Roma e a Napoli, dove conobbe un notevole successo fra i committenti locali, e forse non si recò mai a Venezia ma, intuendo la fortuna dell'immagine della città, la riprodusse, ispirandosi probabilmente ad incisioni, come quella realizzata da Pieter de Jode su disegno di Loedwijck Toeput dopo dellÂ?incendio del Palazzo ducale nel 1577. Il drammatico evento fu forse la circostanza che diede l'avvio alla circolazione della rappresentazione di Venezia che da allora conobbe una fortuna ininterrotta.

Antesignano della divulgazione dell'immagine di Venezia fu Louis de Caulery, versatile esponente del manierismo fiammingo, cui de Nomè sembra essersi ispirato. Caulery (ca. 1580 - 1621), infatti, fiammingo e attivo ad Anversa, fu probabilmente in Italia in una data che non è stato ancora possibile individuare e deve molta della sua notorietà al fatto di aver ideato alcune fra le prime immagini di Venezia, Firenze e Roma. Fu forse in quest'ultima città, dove soggiornò in gioventù, che de Nomè ebbe l'occasione di vedere le opere di De Caulery, ma è possibile che ne esistessero anche a Napoli dove fiorivano gli scambi commerciali con il mercato artistico romano.

De Nomè fu fervido mediatore nella capitale del Viceregno di diversi generi importati dal Nord Europa, grazie alla sua formazione a Roma a contatto con l'ambiente dei nordici: lorenesi tedeschi e fiamminghi.

Così come per Napoli, sua patria d'adozione, il pittore creò diverse immagini di Venezia (Roma Galleria Nazionale d'arte antica, collezione privata) reinterpretandole e mettendo in evidenza talvolta la luminosità altre volte i particolari architettonici. L'architettura del tardo gotico veneziano offrì al pittore più di un'occasione per sperimentare le sue potenzialità espressive frutto di una cultura composita e di contatti con diversi ambienti artistici. La tela per la dimensioni medie e il formato allungato si avvicina alla Veduta di Venezia di collezione privata napoletana (Enigma -Monsù Desiderio Un fantastique architectural di XVII siècle, catalogo mostra Metz, Musée la Cour dÂ?Or, nov 2004 - fevr 2005, p. 53) anche per l'eleganza delle decorazioni architettoniche e dei rilievi.





Maria Rosaria Nappi

Stima

€ 50.000,00 - € 70.000,00

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Anna Cesare

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