CATALOGO ASTA 47
ASTA 47 - LIBRI, INCISIONI, DIPINTI ANTICHI - OGGETTI D'ARTE E DIPINTI XIX - XX SECOLO
19 MAGGIO 2011

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Domenico Antonio Vaccaro

Cristo dipinge la Vergine Immacolata con la Croce, Dio Padre, lo Spirito Santo e San Michele Arcangelo che scaccia i demoni agli inferi


olio su tela
cm 75x48

Il presente dipinto rappresenta una variante molto rara del tema di San Luca che dipinge l'effigie della Vergine, qui sostituito dal Cristo, visto di profilo al centro della composizione. La convenzione iconografica tradizionale prevede che l'Evangelista Luca raffiguri su una tela o su una tavola la Vergine con il Bambino, seduto davanti a un cavalletto; qui la Madonna è chiaramente l'Immacolata, vestita di bianco e blu, ed è in piedi sul mondo, con San Michele che scaccia gli angeli ribelli negli inferi (in basso si intravede anche un pezzo del trono di Lucifero) e Cristo che sembra ritrarla su un velo trasparente. Il tema trinitario e quello dell'Immacolata sono fusi in un'unica composizione; e di straordinaria inventività è l'idea di raffigurare Cristo che dipinge idealmente l'Immacolata su un velo trasparente sorretto dal Padre Eterno. Un possibile riferimento all'Apocalisse di San Giovanni (14) è forse nel fatto che Cristo è seduto su una nuvola:

13Poi udii una voce dal cielo che diceva: \"Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono\". 14Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d'uomo; aveva sul capo una corona d'oro e in mano una falce affilata. 15Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: \"Getta la tua falce e mieti; è giunta l'ora di mietere, perché la messe della terra è matura\". 16Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

Dunque un riferimento ad attività assistenziali di misericordia corporale? In ogni caso la rarità del soggetto fa ritenere possibile che il dipinto possa essere un lavoro preparatorio - ma portato ad un livello di progettazione pressoché compiuto - per la pala d'altare di una congregazione che aveva nel suo titolo l'Immacolata e la Santissima Trinità, pala d'altare che chi scrive al momento non è in grado di indicare.

I caratteri formali dell'opera consentono di ascriverla senza dubbi a Domenico Antonio Vaccaro, in una fase stilistica circoscrivibile fra i famosi dipinti su rame per due scrigni da realizzare per Carlo II di Spagna e rimasti incompiuti per la morte del sovrano (1700) - ma di cui sopravvivono pezzi dell'ornamentazione pittorica in varie ubicazioni - e la morte prematura del padre di Domenico Antonio, lo scultore Lorenzo Vaccaro (1705), evento che presumibilmente costrinse suo figlio ad occuparsi piuttosto a lungo della gestione di quella che era la maggior bottega di scultura e decorazione plastica a Napoli (per i dipinti su rame degli scrigni di Carlo II cf. N. Spinosa, Pittura napoletana del settecento dal Barocco al Rococò, Napoli, 1986, p. 147, n. 194; tavv. a col. 35-36; R. Lattuada, Domenico Antonio Vaccaro, pittore, scultore e decoratore, \"ornamento della sua patria\", in AA.VV., Domenico Antonio Vaccaro, sintesi delle arti, a cura di B. Gravagnuolo e F. Adriani, Napoli, 2005, pp. 51-53, figg. 51-58; recentemente altri elementi della serie sono stati identificati da R. Lattuada prima del loro passaggio in asta a Londra, presso Sotheby's, 29-IV-2009, lotto 68; ma esiste anche un precedente passaggio di questi pezzi, erroneamente indicati su tavola nei cataloghi di Sotheby's e invece realizzati su rame; poi ripubblicati da N. Spinosa in Ritorno al Barocco, catalogo della mostra, Napoli, 2009, pp.296-297).

Nel presente dipinto le stesure pittoriche sono sciolte e nervose, e sono toccate da accese tonalità di carminio che si stagliano sul fondo bruno; sono le stesse soluzioni stilistiche dispiegate nel bozzetto di Domenico Antonio Vaccaro per il soffitto della Sagrestia della Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli (1709, poi allogato a Francesco Solimena; ubicato a Napoli, Museo Duca di Martina), e mostrano con estrema evidenza l'autonomia e l'autorevolezza della figura del pittore tra l'ultimo decennio del Seicento e il primo decennio del secolo successivo.

Per gli scambi di idee sul presente dipinto sono grato a Gian Giotto Borrelli, che mi conferma che anche a sua conoscenza esso è inedito, e mi comunica che secondo lui Cristo non regge un pennello ma uno scettro, il che a suo avviso potrebbe simboleggiare l'attribuzione all'Immacolata del potere sul mondo da parte della Santissima Trinità.



Riccardo Lattuada

Stima

€ 25.000,00 - € 35.000,00

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Anna Cesare

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