CATALOGO ASTA 78
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA + DESIGN
26 MAGGIO 2016

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Mario Sironi

Bevitori

Firmato Sironi in basso a destra
Olio su tela
cm 100x90
Eseguito nel 1924


Provenienza: Collezione Edvige Barbaroux, Milano (come da etichetta sul retro);
Galleria Milano, Milano (come da etichetta sul retro);
Collezione privata, Milano;
Tornabuoni Arte, Firenze;
Collezione privata, Firenze

Esposizioni: Soffici e Sironi, silenzio e inquietudine, Museo Soffici e del '900 italiano, Scuderie Medicee, Poggio a Caiano, marzo - luglio 2015

Bibliografia: Maestri moderni e contemporanei. Antologia scelta 2013, catalogo della mostra presso la Tornabuoni Arte, Firenze, 2012, pag. 218-219;
Soffici e Sironi silenzio e inquietudine, a cura di Luigi Cavallo, Edifir-Edizioni, Firenze 2015, pagina 44 (illustrato)

Fotografia dell'opera autenticata da Francesco Meloni

Si ringrazia Luigi Cavallo per l'aiuto nella compilazione di questa scheda

Mario Sironi è stato una delle grandi personalità artistiche di riferimento della corrente denominata “ritorno all’ordine” che interessò l’Italia degli anni ’20 e che, in contrasto con le sperimentazioni avanguardistiche, promuoveva un tipo di arte vicina ai modelli compositivi di ascendenza classicista.
Già durante il periodo di formazione a Roma, pur avvicinandosi al simbolismo e al futurismo di Balla e Boccioni, con i quali stringe un rapporto di reciproca stima, orienta la sua produzione verso lo studio della solidità dei volumi e verso la semplificazione delle forme: il risultato è una pittura compatta, solida che vede nel plasticismo delle masse un elemento fondamentale.
L’esperienza della Prima Guerra Mondiale fu determinante per l’artista, che considerò la pittura non più “un esercizio di stile tra cubismo e futurismo, ma presa di coscienza della realtà”.
Nel 1922, a Milano, compare con Achille Funi, Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Emilio Malerba, Pietro Marussig e Ubaldo Oppi tra i fondatori del Novecento Italiano, movimento artistico coordinato dalla critica d’arte Margherita Sarfatti, e sostiene uno stile moderno dai valori classicisti. Con il gruppo novecentista espone nel 1923 alla Galleria Pesaro e nel 1924 alla Biennale di Venezia, mentre nello stesso periodo raggiunge una maturità pittorica che guarda alla sintesi delle forme e alla purezza compositiva. L’artista coltiva un particolare interesse per i temi e i soggetti che riguardano la realtà urbana e, con la sua pittura solida e robusta, raffigura scene domestiche quotidiane, scorci di periferie cittadine e uomini al lavoro appartenenti a varie classi sociali.
L’opera qui presentata è databile attorno al 1924 e rispecchia la poetica sironiana in tutti i suoi aspetti tra i quali primeggia l’avveniristica stilizzazione volumetrica. I due uomini seduti al tavolo di un bar, pur avendo forme quasi stilizzate, si impongono per la potenza dei loro volumi, monumentali nella loro semplicità. La grande tela, passata dalla Collezione Edvige Barbaroux di Milano, dalla Galleria Milano, come risulta dalle etichette sul telaio della cornice, trova precisi riferimenti stilistici e iconografici in una serie di dipinti coevi con lo stesso soggetto di cui potrebbe essere il precursore , tra questi “Il Bevitore” della Collezione Mattioli, dove la tappezzeria dipinta sullo sfondo presenta sorprendenti analogie con quella dello sfondo del dipinto in esame. Ulteriori riferimenti sono riscontrabili anche in “Uomini all’osteria” di cui la figura a sinistra richiama dal punto di vista stilistico e iconografico la figura dipinta, nell’altra opera, sempre a sinistra. Inoltre, un dipinto con lo stesso soggetto, “Bevitore”, figurava nella collezione di Margherita Sarfatti stessa.

Stima

€ 80.000,00 - € 120.000,00

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