CATALOGO ASTA 97
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
10 DICEMBRE 2020

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Giulio Paolini

Scene di conversazione

Installazione ambiente di: 4 leggii, sgabello, fotografie, lastre di vetro intere e in frantumi, fogli di carta, manoscritto
cm 148x345x280 misure complessive
dieci fotografie cm 30x40 (ciascuna), nove fogli e manoscritto cm 30x40 (ciascuno)
Eseguita nel 1982-1983

Opera realizzata in 4 esemplari e 1 prova d’artista, questo esemplare è il numero 1/4

Fotografia dell’opera autenticata dall’artista

Provenienza: Galleria Lucrezia De Domizio Durini, Pescara;
Galleria Alfonso Artiaco, Pozzuoli;
Collezione privata, Napoli

Esposizioni: Giulio Paolini, Era vero (Averroè), Galleria Lucrezia De Domizio, Pescara, dal 3 novembre 1983, esposto lo stesso esemplare;
Giulio Paolini, Le Nouveau Musée, Villeurbane, dal 20 gennaio al 18 marzo 1984;
Giulio Paolini, Studio Marconi, Milano, dal 9 febbraio 1984 (catalogo, illustrata);
Giulio Paolini, Musée d’art contemporain, Montréal, dal 7 luglio al 8 settembre 1985;
Giulio Paolini, Vancouver Art Gallery, Vancouver, dal 29 novembre 1985 al 19 gennaio 1986 (catalogo);
Giulio Paolini, Palais des Beaux-Arts, Charleroi, dal 15 febbraio al 30 marzo 1986 (catalogo);
Giulio Paolini, Institute of Contemporary Arts, Nagoya, dal 31 ottobre al 20 dicembre 1987 (catalogo, illustrata a p. 51);
Giulio Paolini, Il Teatro dell’opera, Galleria Franca Mancini, Pesaro, dal 10 agosto al 20 settembre 1991 (catalogo, illustrata a p. 101);
Giulio Paolini. Fine, Galleria Christian Stein, Milano, dal 10 novembre 2016 al 29 aprile 2017, esposto altro esemplare (catalogo, illustrata alle pp. 34-35, 38-39);
Difference and Affinity. Agnetti, Boetti, Paolini, Prini, Cardi Gallery, Londra dal 19 giugno al 7 settembre 2018, esposto lo stesso esemplare.

Bibliografia:
Giulio Paolini, catalogo della mostra, Studio Marconi, Milano 1984 (illustrata);
Giulio Paolini: la sensazione immaginaria, in lapis/arte, n.13,A. Izzo, Salerno marzo 1984 (illustrata alle pagine V, VII-XI, XIV-XV ed in copertina);
Coerenza in coerenza. Dall’Arte Povera al 1984, catalogo della mostra, Mole Antonelliana, Torino, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1984 (illustrata alla p. 93);
L’intelligenza dell’effetto: la messa in scena dell’opera d’arte, catalogo della mostra, Palazzo Dugnani, Milano, Alinea Editrice, Firenze 1985 (illustrata);
Giulio Paolini. Tutto qui, Agenzia Editoriale Essegi, Ravenna 1985 (illustrata al numero39);
F. Poli, Giulio Paolini, Lindau, Torino 1990 (illustrata al numero 107);
Eighty. Sculpture des années 80 / Sculpture of the 80’s, Eighty Publications, Belgio 1990 (illustrata a pag. 156 Lettre International, n.43, Berlino, quatro trimestre 1998 (illustrata a p. 24);
Les Recontres Rossiniennes 1980-2005. Venticinque anni di mostre del Teatro degli Artisti, Galleria Franca Mancini, Pesaro, Umberto Allemandi & C., Torino 2005 (illustrata alle pp. 100-101);
M. Disch, Giulio Paolini. Catalogo ragionato 1960-1999, Skira editore, Milano 2008, cat. n. 498 (illustrata);
Giulio Paolini. Del bello ideale, catalogo della mostra, Fondazione Carriero, Milano, edito da Koenig Books, Londra 2019 (illustrato l’artista durante l’allestimento dell’opera a Reggio Emilia, 2007, vol.2 p. 95)

Si ringrazia Maddalena Disch dell’Archivio Paolini, Torino, per aver confermato per e-mail l’autenticità dell’opera e per l’aiuto nella compilazione di questa scheda

 

 

L’importante opera di Giulio Paolini è composta da quattro leggii con orientamenti diversi (uno è disteso a terra) e uno sgabello: questi elementi segnano i vertici dell’area occupata al suolo da fogli bianchi e fotografie in bianco e nero (alcune sono capovolte), sparpagliati in ordine sparso. Sui leggii si trovano altre fotografie trattenute da una lastra di vetro; i frammenti della quarta lastra sono disseminati a terra, nelle vicinanze del leggio caduto.
Questo lavoro, di valore museale, riprende il tema della performance presentata a Tokyo il 17 e 18 ottobre 1982 nell’ambito dell’esposizione collettiva “Thoughts and Action”. Quattro personaggi maschili in abito da cerimonia, situati nei quattro punti mediani delle diagonali dell’ambiente, erano correlati ognuno a un leggio e a un numero progressivo di fotografie che di volta in volta riproducevano in sovrapposizione i personaggi successivi.
La nota di scena delle quattro situazioni definiva, secondo un criterio di permutazione, la posizione dei personaggi (seduti, in piedi o riversi a terra), nonché il numero e la collocazione delle fotografie rispetto agli attori. Da qui, nell’opera del 1983, la presenza dei leggii e delle fotografie (identiche a quelle utilizzate a Tokyo), integrati con il manoscritto della nota di scena, posato a terra, a contatto con il leggio rovesciato.
Il titolo dell’opera nasce nel 1979-80, con un lavoro sviluppato in tre fasi distinte, che vede protagonisti due figure maschili delineate sulla parete, orientate l’una verso l’altra e intente a guardare o presentare un quadro, associate ad alcune tele e a un leggio, sul quale il disegno di una mano allude a una terza figura.
Spesso associato al movimento dell’Arte Povera, Giulio Paolini, si distingue per una pratica artistica che si inscrive in un ambito più strettamente concettuale.
Da sempre l’artista elabora riflessioni sullo spazio della rappresentazione e lo statuto stesso dell’opera, e sviluppa una complessa ricerca incentrata tanto sugli strumenti del fare artistico, quanto sulla figura dell’autore come operatore del linguaggio e complice dello spettatore.
Le sue opere - come quella qui presentata - sono improntate a una dichiarata teatralità e mettono in scena l’attesa di un’immagine incognita che, alla ricerca di un modello simultaneamente nuovo e antico, sfugge costantemente alla propria definizione. Tra le principali caratteristiche del modo operativo di Paolini figurano la citazione, la duplicazione e la frammentazione, impiegati come espedienti per inscenare la distanza rispetto a un modello compiuto
e per fare dell’opera un “teatro dell’evocazione”.
L’opera presentata è stata eseguita nei primi anni ’80, periodo in cui l’incessante indagine paoliniana intorno alla definizione ed alla ragione dell’opera verte principalmente sull’atto espositivo, inteso
come momento topico dell’incontro con l’opera.

Per la scheda si ringrazia Maddalena Disch e la Fondazione Paolini dal cui sito (www.fondazionepaolini.it) è tratto il testo qui sopra riportato.

 

 

Stima

€ 200.000,00 - € 300.000,00

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